Tutto è iniziato il 14 novembre 1985 a Padova. Su un letto della sala operatoria presso la Cardiochirurgia dell'Azienda Ospedaliera Universitaria c'era Ilario Lazzari un falegname di 39 anni. Il 14 novembre 1985 il professor Vincenzo Gallucci completò il primo trapianto di cuore in Italia con successo.

In quegli anni '80 non erano le cliniche private a fare grande (perché si, un tempo lo era) la sanità italiana. C'era un Sistema Sanitario Nazionale avanzato, tra i migliori al mondo. A fare da traino fu la ricerca universitaria.
Oggi la medicina italiana è tra le migliori al mondo, ma è retta da un sistema marcio di business, dove i pazienti sono diventati numeri e gli ospedali sono aziende. Bisogna far quadrare i bilanci, e per sostenere il tutto non servono più uomini come il professor Vincenzo Gallucci, servono i manager, fantocci che sanno soltanto contare spicci, che girano con super macchine mentre l'intero sistema crolla. Perché si, la sanità è una risorsa che muove molto denaro e fa comodo per il politico infilare nell'azienda sanitaria l'amico dell'amico, perché sono voti in più.
È un sistema che ogni tanto si inceppa, e solo in quel momento che caschiamo dal pero, quando un bimbo viene condannato a morte da un errore medico, o quando ci viene indicata la data più vicina nel 2027 per una mammografia. Fermarsi all'errore medico è troppo semplice, perché il sistema di donazione e trapianti, nonostante oggi possa sembrare fallato, è ancora tra i più avanzati al mondo.
Abbiamo personale medico che è stimato in ogni dove, tranne che in Italia. Li avete dimenticati. Erano eroi su un campo di battaglia durante il covid. Ma i generali, come in qualsiasi guerra, sono nascosti nelle loro torri d'avorio. Non importa se chi dà il 100% ogni giorno, lavora ogni giorno oltre il limite. I pronto soccorso sono al collasso, gli ambulatori chiudono, sovraccaricando ulteriormente quei pochi presidi che rimangono aperti.
Io ripongo la più totale fiducia, pur non cieca ma vigile, sul sistema sanitario nazionale e su tutta la macchina di pronto intervento. Spiace tantissimo, com'è giusto che sia, per quanto accaduto al piccolo Domenico, ma soltanto con questa fiducia si può cambiare il sistema. La sanità italiana è un edificio che rischia di crollare, possiamo fermarci a vedere le colonne piegarsi, oppure possiamo avere il coraggio di essere noi le colonne portanti. Tante di queste colonne però si stanno arrendendo: il 13,7%, è il numero in crescita di chi in Italia sottoscrive un assicurazione sanitaria. Pagano una macchina che hanno già pagato praticamente. E intanto sulle torri d'avorio i manager brindano sulla tragedia di un bimbo di 2 anni