Avatar Pali 🌻 Cultura
È il 1946: in una spiaggia di Saint-Tropez c'è un signore che sta osservando una donna. Non è concentrato sul suo corpo, ma sta osservando con curiosità i suoi movimenti, perché sta cercando di abbronzarsi anche sotto il costume, arrotolandolo leggermente. Nella mente di quell'uomo appare un'immagine: un capo così talmente estremo, da lasciare coperti soltanto i genitali e il seno.L'uomo è l'ingegnere francese Louis Réard e ha appena visualizzato nella sua mente il bikini. La scelta del nome si deve all'omonimo atollo del Pacifico, in cui gli americani sperimentano l'arma atomica. Réard non è uno stilista infatti, ma un ingegnere che vuole lasciare il segno; vuole dare una scossa a una società fortemente incastrata nei dogmi. Per l'epoca scoprire l'ombelico in pubblico era qualcosa di scandaloso.Si procura dunque un tessuto, con stampe raffiguranti delle prime pagine di giornale. Da qui ritaglia dei triangoli piccolissimi, cucendoli con dei laccetti. La proposta di indossarlo arriva a numerose modelle, ma nessuna vuole essere travolta da scandali mediatici. Una donna però c'è, una giovane ragazza che non ha paura dei giudizi, d'altronde è una spogliarellista che lavora al Casinò de Paris, uno dei locali più prestigiosi d'oltralpe. 194 centimetri quadrati di tessuto, un pezzetto di stoffa che può tranquillamente entrare in un porta gioielli. Quel primo due pezzi debutta il 5 luglio 1946 alle piscine Molitor di Parigi, indossato da Micheline Bernardini.Réard si sbagliò, il bikini non fece per nulla scandalo quanto il primo ordigno nucleare, lo superò nettamente nel dibattito pubblico. Papa Pio XII non disse una parola sulla vera minaccia per l'umanità, ma condannò pubblicamente il bikini come “peccaminoso” e “oltraggioso al pudore". La Chiesa fece forti pressioni sui paesi fortemente cattolici, tanto che fu vietato in tantissimi paesi, tra tutti in Italia, Spagna e Portogallo. In questa foto del 1957, scattata nella Riviera di Rimini, un vigile sta multando una signorina, colpevole di indossare il pericolosissimo bikini.Si potrebbe dire che attraverso l'emancipazione femminile sono stati fatti passi da gigante da qui ad oggi, ma in realtà questa foto è diventata famosa proprio per il motivo contrario, rievocata dal New York Times nel 2016, in un articolo dal titolo “From bikinis to burkinis, regulating what women wear”, dove si ripercorrono 50 anni in cui altri decidono cosa noi donne dobbiamo indossare in spiaggia.Nonostante la salita sulle barricate di molti, il bikini oggi è un cult. Si deve questo successo soprattutto al debutto nel cinema di Brigitte Bardot, Fu la prima a scoprire l'ombelico, allora diciottenne, Brigitte Bardot si fece immortalare in bikini floreale durante il Festival di Cannes del 1953. In pellicola fu poi sdoganato nel film Dio creò la donna del 1956, con l'attrice francese come protagonista.In Italia il mitico due pezzi fu strumento per spostare le lotte per l'emancipazione femminile degli anni '60 dalle vie delle città alle spiagge dei litorali italiani. Una lotta non del tutto vinta. Al di là dei regolamenti comunali, e nonostante ancora oggi tante hanno paura della famigerata prova costume, il bikini è simbolo di libertà, di libera espressione femminile, indipendentemente dalle forme che i nostri fianchi hanno.

Réard, l'uomo più femminista di tutti, che ha scardinato i principi morali di una società fortemente attaccata a dogmi religiosi, ha vinto la sua battaglia.
2
26 mag 2026 alle 18:20 (modificato)

@HydreigonSupremo

badge

@Pali

🌻 OP