Nutaly - anno 0

Siamo nel 2060, l'Italia ha appena concluso una guerra civile, innescata dal pericoloso Anselmo Rossi, signore di Firenze. L'esercito italiano fu sconfitto pesantemente nella battaglia del Bilancino. La rivoluzione partì proprio sulle rive di quel lago, nei pressi di Barberino di Mugello. Da lì Anselmo I preparò la sortita verso Firenze, con l'esercito italiano che si ritirò a Livorno.
Firenze diventò così roccaforte del Duca Anselmo I. Entrò in una città devastata, davanti a un popolo impaurito da quel piccolo grande condottiero, si alzò in tutta la sua (scarsa) statura è gridò al popolo fiorentino: "L'Italia cade a pezzi, ma Firenze risorgerà dalle sue ceneri. Non saremo più servi di una nazione in rovina, ma signori del nostro destino." E fu così che Firenze cadde, con un consenso popolare spinto da rabbia e fame.
La rivolta esplose anche nelle città di Venezia e Napoli. Due città molto diverse nel proprio stile di ribellione. Venezia decise quasi democraticamente. Il sindaco Francesco Casanova fece decadere l'ordinamento repubblicano con un'ordinanza comunale, ovviamente non riconosciuta dalla Repubblica Italiana.
Per quanto riguarda Napoli, tutto nacque dal buio lasciato dalla Camorra. I boss capirono prima ancora dello Stato che non tirava una bella aria, così abbandonarono la Campania per rifugiarsi in america. Le ville dei criminali, svuotate di ogni ricchezza, divennero sede dei comitati provinciali di liberazione. E in quelle zone d'ombra, Napoli si proclamò autonoma 4 mesi dopo Venezia. Il sindaco Giuseppe Santisi fu accoltellato da un ragazzo di 16 anni, alcuni dicono che abbia gridato: "viva Napoli libera! Viva il fronte partenopeo!"
In questo anno ci soffermiamo sul personaggio che diede il via alle ribellioni.
Anselmo I nacque a Incisa in Val D'arno nel 2032. A 20 anni entra in servizio volontario per l'Esercito Italiano. Di origini umili, Anselmo lascia un piccolo fondo terriero per imbracciare il fucile nella sesta guerra civile francese, dove l'Italia supportò i transalpini nella difesa di Nizza. Anselmo fu costretto a sparare a un suo commilitone, dopo che lo sorprese a violentare una contadina. Il generale d'armata sapeva cosa combinavano i soldati italiani di nascosto, ma fece spallucce. Anselmo disertò e si rifugiò a Vienna, dove sviluppò il movimento civile giglio nuovo.
Inevitabilmente, sapendo questa storia, Firenze maturò rabbia e indignazione contro i soldati italiani e Anselmo fu visto come un salvatore della patria. Per questo spalancò le porte al suo nuovo imperatore.
Il clima è sempre più teso e all'orizzonte c'è molta incertezza.