Ogni volta che guardo Anna Pepe sono pervaso da un senso di rabbia indefinibile, come un odio antropologico naturale quando osservi le tue città saccheggiate e violentate. Guardo quei paffuti tratti mongoloidi e quegli zigomi asiatici e riesco a sentire la risata riverberante di Attila e di Genghis Khan nei secoli, rivedo la devastazione delle campagne nella guerra gotica pensando a quanta immondizia abbiano portato i bizantini con i loro mercenari. In quel volto non c'è l'Europa, non c'è la cavalleria, lo stile, il mito, ci sono solo le eterne steppe di Kazan, la risata turpe dei turcomanni degeneri e il suono abominevole di orde di cavalleggeri nemici della misura, della grazia, della civiltà. È il trionfo della barbarie sulla bellezza, l'appiattimento sotterraneo verso il basso, il trionfo del primordiale sul celestiale, la sovversione di ogni misura. Apollo iperboreo versa lacrime ogni volta che una progenie mongoloide del genere viene messa al mondo da un baccanale sottoproletario simile
@zzAzz