La visione più utilizzata della meccanica quantistica è l'interpretazione di Copenhagen, dove si presuppone che la particella sia in sovrapposizioni di stati, detti autostati, in quanto soluzioni dell'equazione agli autovalori dell'equazione di Schrödinger indipendente dal tempo. Ma ci sono altre interpretazioni: la più famosa è quella che va in contrasto a Copenhagen, ovvero l'interpretazione realista, che afferma la presenza di "variabili nascoste" di natura aleatoria ogni qualvolta si effettua una misura. Variabili aleatore che permetterebbero una misura deterministica, e non probabilistica come in Copenhagen. C'è anchè una visione più filosofica e meno matematica: l'interpretazione a molti-corpi, ovvero l'esistenza del multiverso. Prendiamo per esempio il paradosso del gatto di Schrödinger: se l'interpretazione danese risolve questo paradosso tramite la decoerenza quantistica, e quindi il collasso dello stato di una particella verso un autostato, la many-body afferma che entrambe le possibilità, gatto vivo e gatto morto, vengono realizzate. L'universo viene in un certo senso "sdoppiato", creando due timeline dove in una il gatto è morto, nell'altro è vivo. Se estendiamo gli effetti quantistici anche al macromondo, una conseguenza della many-body è l'immortalità quantistica. Ciò afferma che, ogni evento nella quale è presente una possibile morte di una persona, l'univeros (o multiverso) si sdoppia, creando, come prima, due realtà: una dove la persona vive e l'altro muore. In questo caso, la coscienza della persona verrà trasferita vero la time-line dove il soggetto è ancora vivo. Quindi, dal punto di vista soggettivo, una persona non può mai far esperienza della morte.
@icecube
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