Tra qualche settimana il Presidente della Repubblica verrà a farci visita. Quest'anno ricorrono i 50 anni dal Disastro di Seveso, la Chernobyl italiana.
Era il 10 luglio 1976, quando nella fabbrica chimica ICMESA di Seveso, un reattore chimico A101, destinato alla produzione di triclorofenolo, andò in avaria.
La reazione chimica né causò l'esplosione, con il rilascio nell'aria di diverse sostanze altamente tossiche, in particolare la diossina.

Tutto tacque i primi giorni, con colpevole ritardo nulla si mosse. Nel frattempo i bambini iniziavano a manifestare un fortissimo bruciore agli occhi. Poi la pelle del viso iniziò a sgretolarsi a causa della cloracne.

Lentamente la verità venne a galla. La zona dell'ICMESA divenne zona rossa, circoscritta ed evacuata. Fu realizzata anche una zona b, di compensazione, anch'essa inquinata e una zona c, per il contenimento e per ospitare gli sfollati.

Seveso divenne un campo di battaglia, con soldati in tuta e maschera antigas. L'intera zona rossa fu rasa al suolo e il terreno superficiale fu asportato.

Delle grandi vasche raccolsero tutta la terra inquinata. Il sarcofago oggi è diventato un simbolo di rinascita, soprattutto di esso infatti sorge il bellissimo Bosco delle Querce.

Qualcuno però ha deciso di farci passare sopra un'autostrada. La Pedemontana taglierà in due la Brianza, toccando anche le vasche, che ancora oggi contengono materiale altamente inquinato dalla diossina.

Il bilancio del disastro di Seveso non è qualcosa che si può riassumere nel bilancio: 3 300 animali morti, altri 76 000 abbattuti, perlopiù capi bestiame. Nessun essere umano morto, ok, ma il bilancio non tiene conto delle 736 persone sfollate, non tiene conto della sofferenza umana vissuta da quei bambini, non tiene conto dei danni a lungo termine che questo disastro ha fatto al nostro territorio. Nelle aree colpite sono aumentati sensibilmente casi di linfomi e leucemie. Sono aumentati casi di infertilità per le donne e per gli uomini che avevano respirato la nube tossica e tanti altri danni.
Per la prima volta nella storia, in via del tutto eccezionale, a Seveso fu autorizzato l'aborto, accendendo il dibattito in tutto il Paese, che deciderà per la sua legalizzazione nel referendum del 1981. Un altro importante passo fu fatto in Unione Europea. Nacque la direttiva Seveso, un pacchetto di norme che vincola pesantemente il trattamento di materiali altamente tossici e dispone norme rigidissime in tema di sicurezza e trattamento di questi.
Abbiamo imparato da tutto questo, ma la memoria è flebile. Ci auguriamo che Mattarella sia garante e custode del Bosco delle Querce, che il prossimo 10 luglio esprima una posizione netta.