Allora il Beato si rivolse al venerabile Ananda: «Può essere, Ânanda, che in qualcuno di voi sorga il pensiero: "Queste sono (possediamo) le Parole del Maestro che se n'è andato; il nostro Maestro non è più con noi". Ma, Änanda, non bisogna pensare in questo modo. Quello che ho insegnato e stabilito, Ananda, la dottrina (Dhamma) e la disciplina (vinaya), sarà questo il vostro maestro quando io me ne sarò andato.
«Ananda, i bhikkhu ora si rivolgono l'uno all'altro con la parola "amico" (avuso), ma non dovranno più farlo quando io me ne sarò andato. Un monaco più anziano, Ananda, si rivolgerà a quello più giovane con il suo nome, il suo nome di famiglia o con la parola "amico"; un monaco più giovane si rivolgerà a quello più anziano con "Signore" (bhante) o "Venerabile" (ayasmā).
Se il Sangha (la Comunità, l'Ordine) lo vorrà, Ananda, potrà abolire, quando me ne sarò andato, i precetti (le regole) minori.
«Quando io me ne sarò andato, Ananda, la pena più grande dovrà essere comminata al monaco Channa».
«Ma, Signore, qual è la pena più grande? ». < Lasciate che il monaco Channa dica cio che vuole; gli altri monaci non dovranno parlare con lui, né consigliarlo, né esortarlo».
Il Beato si rivolse allora ai monaci: «Può essere, o monaci, che vi siano dubbi e perplessità nella mente di qualcuno di voi sul Buddha o il Dhamma o il Sangha o il Sentiero o la Pratica. Chiedete, o monaci. Non rammaricatevi più tardi, pensando: "Il nostro Maestro era dinanzi a noi, avremmo potuto chiederlo al Beato quando eravamo dinanzi a lui"». Quando disse questo, i monaci restarono in silenzio. Una seconda volta e una terza volta il Beato si rivolse ai monaci... [come sopra].