non riesco a non sentirmi responsabile del disagio che avverto adesso, dopo quello che è successo tra noi.
e se “no” era il mio pensiero fin da subito, perché ho accettato?
se sapevo cosa sarebbe accaduto, perché non ho fatto nulla per contrastarlo?
un cicchetto in meno, un po’ più di lucidità, scegliere di tornare a casa invece di seguirti nella tua, seppur con un fine diverso da quello che pensavi io avessi.
hai detto: “so che lo volevi dal concerto”, quello che abbiamo passato insieme.
per me, è stato la chiusura di un cerchio, per te, evidentemente, la scoperta di un sentimento morto solo in apparenza: hai provato a massacrarlo con un odio immenso in questi mesi, ma che sai di non poter davvero provare nei miei confronti.
cerchi sempre di storpiare i miei pensieri, di mutarli, di farli uscire dalla mia mente quando non sono lucida, in modo che siano interpretabili esattamente come vuoi tu.
chissà cosa provavi mentre mi sputavi addosso. cosa significava quel ghigno, mentre mi raccontavi della tua rabbia derivante dal sapermi con un altro, che provavi nonostante ci siamo lasciati da quasi un anno.
chissà se ti ho fatto schifo quando io faccio me stessa. chissà se mi vedevi come la donna che dici di aver amato, mentre mi chiamavi “puttana” a ripetizione.
non mi davi tregua.
lo dicevi di continuo.
e così mi sento: usata come un oggetto per gonfiarti l’ego e svuotarti le palle.
ma sappi che, con un cicchetto in meno, non ti avrei mai detto sì.
non hai ottenuto qualcosa che desideravo. hai ottenuto qualcosa che, se fossi stata abbastanza lucida da poter scegliere davvero, non ti avrei mai dato.
@Belial