ok non ho nulla da fare, quindi riprendiamo la rubrica nerd.
oggi si parla di Persona 5 Royal, e inauguro ufficialmente la sottoserie di post che parlerà di Persona.
oggi quindi si parla di Persona 5 Royal, che è stato il mio primo approccio alla saga diversi anni fa.

ALLERTA SPOILER NARRATIVI
a questo gioco sono davvero tanto legato, è arrivato in un momento in cui avevo bisogno di un gioco del genere con delle tematiche del genere, e soprattutto che mi desse un senso di famiglia e gruppo come pochi altri.
per chi non lo conoscesse, questo gioco è un jrpg con forte componente da life sim e da "visual novel", estremamente parlata e dialogica.
infatti la struttura del gioco, come quella di tutti i giochi della serie, si articola di dungeon da esplorare facendo battaglie a turni e contemporaneamente c'è il sistema dei social link, personaggi con cui crescere il proprio rapporto attraverso eventi di vita quotidiana.
in particolare Persona 5 poi ha innovato rispetto ai precedenti capitoli, creando contemporaneamente dei dungeon a scadenza e un enorme grande dungeon principale da esplorare in qualsiasi momento.
ok fatta la premessa per chi non conosce il gioco, ora bisogna parlare del lato narrativo.
questo gioco mi ha fatto davvero esplodere mentalmente, avendolo recuperato intorno ai 14 anni, non mi era mai capitato prima un qualcosa di simile.
se partiamo dal presupposto che tutta la saga di Persona si basa sull'accettarsi e fare gruppo contro le avversità del mondo, questo concetto in Persona 5 esplode con una componente fortemente sociale e politica.
il gioco mostra subito quanto il mondo sia una merda, con chiari squilibri sociali dettati da ingiustizie e prevaricazione costante.
ciò che siamo realmente nella società è solo un ammasso di prigionieri senza volto e senza nessuna volontà, pronti solo ad accettare qualsiasi cosa ci venga imposto dall'alto, senza avere la minima capacità di poterci opporre alle ingiustizie.
ed è qui che arriva l'intervento dei Phantom Thieves e di tutta la narrazione del gioco.
se alla base siamo tutti soli, tutti destinati a far parte di quella massa informe che agisce secondo gli ordini e si fa andare bene tutto, il gioco fa un lavoro eccellente nel mostrarci quanto fare gruppo sia importante.
ad ogni dungeon e ad ogni arco narrativo, incontrare persone nuove e creare nuovi legami è quanto più fondamentale per poter andare contro le avversità della vita.
e questo si innesca alla perfezione anche con la maggiore scalata sociale dei vari boss.
se partiamo con un professore del liceo che si scopre essere abusivo (e pedofilo), si arriva a fine gioco andando contro il primo ministro del paese, per poi scoprire che esiste la divinità del controllo che gestisce tutto il nostro mondo.
questo concetto poi si va ad esplorare con quelli che per me sono i due personaggi più interessanti del gioco.
il primo è Akechi, che inizialmente lo conosciamo come detective, e poi scopriamo che in realtà è un killer che sta aiutando il sistema attraverso gli stessi poteri del nostro gruppo.
lui è la perfetta vittima di questo sistema.
è un individuo molto debole e con un passato estremamente problematico, che trova un suo apparente posto nel mondo sfruttando un potere che gli viene dato.
questo potere però in realtà è solo una facciata, attraverso quella capacità lui viene incatenato in un ruolo sociale che lo rende schiavo come tutti gli altri.
e poi c'è Maruki, una delle due aggiunte della versione Royal del gioco.
Maruki è una persona apparentemente molto gentile e compassionevole, e indubbiamente lo è, essendo anche lo psicologo della scuola.
lui è estremamente affascinante come personaggio perché pone un altro dilemma in questa analisi dei costrutti sociali e della schiavitù.
Maruki propone una realtà completamente alternativa, in cui tutti hanno apparentemente ciò che hanno sempre desiderato, per poter scappare da dolore e sofferenza.
questo però ci pone in un dilemma che trovo affascinante: scappare da questa illusione o abbracciarla?
abbracciarla significa si evadere dai problemi, ma in realtà diventiamo nuovamente schiavi di una nuova entità suprema che ci gestisce senza che noi lo possiamo mai sapere.
scappare invece, ci fa soffrire inizialmente conoscendo la realtà, però è qui che arriva il potente messaggio del gioco.
se da soli faremmo tutti la fine di Akechi, unendosi in gruppo e facendo insieme muro contro le convenzioni sociali e ciò che la società ci impone si può trovare il proprio posto nel mondo, seppur possa accadere con metodi picareschi, come viene mostrato nel gioco.
tutti i social link secondari poi sono fantastici nell'espandere questo concetto con persone comuni, dai figli vittime delle idee dei genitori o bullismo scolastico fino ad eventi che coinvolgono la mafia.
se potessi parlerei molto di più, non basterebbero le parole per descrivere quanto mi abbia formato come gioco, lo consiglierei a chiunque, bisogna solo essere pazienti
@Togata