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Un re indiano aveva perso il figlio in battaglia. Disperato egli chiese a un saggio di consolarlo. Per distrarre il re dal suo dolore il saggio inventò il gioco degli scacchi. Il re fu così ammirato dal gioco che promise al saggio che avrebbe soddisfatto qualunque suo desiderio come ricompensa. Il saggio si limitò a chiedere un chicco di riso per la prima casella di una scacchiera, due per la seconda, quattro per la terza, otto per la quarta e così via fino a completare la scacchiera alla sessantaquattresima casella. Il re si stupì di una richiesta così umile, che sembrava comportare il dono di pochi sacchi di riso. In realtà, era una richiesta impossibile da soddisfare: il numero di chicchi di riso è 2 alla 64esima meno uno, un numero immenso, maggiore a tutto il riso mai coltivato o che si potrà mai coltivare, e alla quantità di chicchi di tutti i cereali mai esistiti. Non appena il re si rese conto di essere stato preso in giro si sentì così umiliato da ordinare la condanna capitale del saggio, che venne messo a morte. Gli dèi punirono il re che si ossessionò tanto al gioco degli scacchi da perdere la ragione.

Questa bellissima leggenda medievale che unisce scacchi, matematica, e il finale triste di molte fiabe è citata anche da Dante Alighieri nel Paradiso, dove si dice che il numero di angeli visto dal poeta accanto a Dio è maggiore del numero di chicchi chiesti dal saggio indiano come ricompensa.

A proposito di numeri grandi, lo sapete che il numero di partite di scacchi possibili è svariate migliaia di volte maggiore al numero di atomi che costituiscono l'intero universo?

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8 nov 2025 alle 11:59

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