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La Storia di Milano - Capitolo 42: l'ereditĂ  di Dateo

Prima di affrontare la fine del regno longobardo, ci soffermiamo su una figura milanese molto interessante. Un idea che nasce dopo la sua morte, sotto Carlo Magno, ma che affonda le radici proprio in questo periodo.Via Silvio Pellico, luogo in cui abitava Dateo.

Questa persona è Dateo, un arciprete milanese. Della sua vita personale sappiamo molto poco, un solo nome, esattamente come gli umili che serviva nella Chiesa Ambrosiana.

Dateo è figlio di un magescario, un alto funzionario di governo della città, di nome Damnatore. Le sue ricchezze però sono interamente votate ad opere di carità. E a Milano in tempo di guerra c'è bisogno di persone caritatevoli. La crisi politica che scaturisce con l'invasione dei franchi in Italia si ripercuote sulla sicurezza cittadina. Siamo intorno al 773 e Milano è l'esatto opposto di quella Milano che abbiamo lasciato nel capitolo precedente sotto Liutprando. Fame e miseria inondato le strade e a farne le spese sono sempre gli ultimi.

Un giorno Dateo si incamminava per le strade di Milano, quando notò un corpicino senza vita sul ciglio della strada. Il corpo, rimasto lì per giorni, colpì molto l'arciprete, che si raccolse in preghiera e ricompose la salma con dignità. Purtroppo non era un caso isolato. Tanti piccoli morivano di fame e in inverno il freddo pungente (al tempo erano molto frequenti forti nevicate) travolgeva la popolazione. Era molto frequente l'abbandono di minori, non solo per la povertà; tra le cause principali cause c'era anche la forte condizione di inferiorità femminile nella società longobarda. Molti organi erano figli di feroci stupri.Una ruota degli esposti, molto simile al meccanismo inventato da Dateo

Quel bambino morto e abbandonato fu la luce che guidò Dateo per il resto della vita. Fece installare delle piccole cellette sui muri delle chiese e dei monasteri. Nella celletta le madri potevano adagiare in forma anonima i neonati. Una volta inserito il fagotto, una maniglia avrebbe ruotato all'interno il neonato, battendo su una campanella. I monasteri diventarono così luogo di cura per tantissimi orfani. Spesso questi erano accompagnati da oggetti che li identificavano, come delle scarpine, o degli indumenti, permettendo di riconoscere i figli in caso di ripensamento.

A volte la campanella suonava anche senza che ci fosse un bambino. Tante donavano per il loro sostegno in maniera anonima grazie a questo meccanismo, da cui nacque la ruota degli esposti.

La guerra termina nel 774, ma non termina la missione di Dateo. Il 22 febbraio 787 scrive testamento, un documento preziosissimo giunto ai giorni nostri. Per suo volere, alla sua morte la sua casa viene trasformata nel primo brefotrofio, antesignano dei moderni orfanotrofi, il primo in Italia e probabilmente anche in Europa.La Stazione di Milano Dateo, situata sotto l'omonima piazza.

Dateo lascia un eredità preziosissima per la città di Milano, che per secoli sarà una città faro nella cura degli orfani. A questo personaggio storico, umile e quasi anonimo, è dedicata una piazza, che da anche il nome alla stazione ferroviaria e all'annessa stazione della metropolitana M4.
2 giorni fa