Anonimo









E mentre lo facevamo nella mia stanza rubata al nonno nell’appartamento al primo piano con le finestre spalancate e tutti potevano vedere che eravamo felici, che mi prendeva mentre mi teneva in braccio. E quasi volevo che ci guardassero perché non esisteva spettacolo più bello al mondo. Irradiavo di gioia per essere stata finalmente baciata, toccata, perché il desiderio tirato fino all’ultimo era finalmente esploso.



era venuto in pausa pranzo, la sua pelle olivastra mi stregava, gli stringevo la mano davanti alla faccia quasi a volerla accartocciare perché troppo bella. Era stupidamente bello e anche io lo ero. Avevamo la somma bellezza e questo non era da passare sotto segreto.


Tempo addietro gli avevo detto “vorrei che fossi piccolo così e tenerti sul comodino e tirarti fuori solo quando mi va” ma quelli erano i tempi in cui dormivamo ubriachi sul divano dello studio e in cui lui aveva fatto una scelta di cui si sarebbe pentito.


E così aspettavo e mi umiliavo. Lasciavo che lui scomparisse, che non potessimo parlare normalmente come comuni mortali che io fossi da nascondere. Accettavo tutto o quasi. Non mi lamentavo, non facevo scenate, stavo in silenzio a mangiarmi le mani e godevo dei pochi intensissimi momenti di felicità.
Ero l’altra donna. L’amante.
4 ago 2026 alle 16:19