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Sistemare la pista Eugenio Monti di Cortina d'Ampezzo è costato 118 milioni.

È stata la struttura olimpica che ha fatto più polemica ed è stata la spesa più complessa di questo evento.

Ho trovato un articolo del Fatto Quotidiano, risalente al 2022: in Italia avevamo 17 i praticanti di bob in tutta Italia, 13 di skeleton e 23 di slittino. 53 in totale. 53 ragazze e ragazzi che dal 2018 in poi non avevano una struttura all'altezza per praticare la propria passione. In Italia facciamo tanta fatica ad accettare l'utilità di qualcosa che è fuori dal nostro interesse, principalmente perché facciamo fatica a dare continuità alla bellezza. Siamo grandi costruttori, ma siamo anche grandi distruttori insomma. Io dico che ci sono 118 milioni di ragioni per aver sistemato questa struttura per le Olimpiadi invernali, la prima è che mai nella storia di questo evento globale abbiamo fatto così bene dal punto di vista dei risultati. Il record bissato ieri per il nostro medagliere è stato possibile anche grazie all'oro di Andrea Voetter e Marion Oberhofer e all'oro di Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner.

Ci sono anche 118 milioni di ragioni per supportare il suo funzionamento anche dopo le olimpiadi. Quel numero deve crescere, supportato dalla federazione sportiva e dal CONI. È costata troppo? Siamo sicuri? In Italia l'inattività sportiva ci costa 1 miliardo all'anno in spese sanitarie dirette. Invece che demonizzare la passione di pochi, bisogna muovere le chiappe dalla poltrona e andare a conoscere più sport possibili, contribuendo a fare crescere quei numeri.

È il paradosso di Milano, che nonostante la sua lunga e vincente tradizione sull'Hockey, si trova a non avere più una struttura all'altezza, il PalaAgorà chiuso e abbandonato da anni, rimane lì, ma non è l'unico. Motivo per cui l'arena di Rho deve rimanere assolutamente aperta, sarebbe una sconfitta enorme chiuderla. Stanno scomparendo le piscine, stanno scomparendo le piste d'atletica e uno dei settori in cui siamo un eccellenza diventa sempre più costoso. Varrebbe la pena ad esempio organizzare qualche open day al Vigorelli di Milano, portando i ciclisti della domenica in una pista leggendaria, ma l'amministrazione cittadina preferisce investire in piste ciclabili che sono più tortuose della pista di bob di cui abbiamo parlato all'inizio, in mezzo allo smog delle macchine in coda.

Lo sport è una delle nostre eccellenze da proteggere, da coltivare e da incoraggiare, non certamente da demonizzare.
16 Feb 2026 at 8:42