Non amo molto questa cosa, anzi, mi imbarazza alquanto, ma visto che la pissicologa ha detto che devo farlo, almeno facciamolo qui se qualcuno ha sbatti di leggere.
La storia comincerebbe abbastanza indietro, almeno dall'infanzia di mia mamma, ma cerco di farla corta.
Per necessità, per cultura del tempo, per vari fattori, mja mamma non ha avuto un infanzia facile come molti. A 12 anni lavorava già per suo papà, iperresponsabilizzata al massimo, per tagliare molto corto, la famiglia prima, forse poi te.
Bene, mia mamma cresce, fa due figli con mio papà e poi lui ci abbandona, rubando un sacco di soldi e praticamente lasciandoci alla fame (raccontavo proprio oggi quando mia mamma è riuscita a mettere via 2€ per comprarci 2 leccalecca, ero così felice che non volevo mangiarlo, ho pianto tantissimo quella volta).
Bene, per tutte queste ragioni, io comprendo mia mamma, davvero.
Infanzia rubata, generazione che non è andata dallo psicologo o che comunque non ha mai elaborato queste cose, tutte cose che capisco.
Il problema è però questo. Non c'è stata elaborazione alcuna. E quindi i pattern si sono ripetuti.
A 8 anni svolgevo già molte pulizie in casa. Sapevo cucinare. Ho imparato presto tutto. A 13 anni sapevo già più o meno tutto quello che so ora che ne ho 20, con capacità diverse magari, ma sapevo gestire una casa. E no, non è un compito di autonomia, era sopravvivenza. Io dormivo dai nonni ma poi durante il giorno andavo a casa a sistemare casa di mamma, punto di riferimento del fratello più piccolo che non vedeva mai mamma (lavorava, nulla da dire) e ovviamente mai papà (forse 4 giorni al mese? Forse, se gli andava).
Da piccola, già responsabilizzata.
Poi a 13 anni divento punto di riferimento per mio nonno, per varie cose di salute, fino a marzo di quest'anno, sono stata la principale care giver assieme a nonna. 6 anni, finché purtroppo non è morto, di assistenza, visite, fai pastiglie, assistenze notturne, dormi dai nonni (eufemismo, visto che la notte urlava) e vai a scuola.
Tanto che io amavo andare a scuola.
Non ho mai ben capito perché io amassi la scuola, cosa c'è da amare se non hai amiche o se le tue 'amicizie' sono fatte di prese in giro o utili solo finché passi i compiti?
Però ho realizzato una cosa. A scuola, c'ero io. Compiti. Basta.
Non c'erano bollette, non dovevo pulire, il pranzo non era problema mio, l'unico probelma era farmi interrogare, e sinceramente? Rispetto a tutto il resto era una cavolata.
Infatti non ho mai compreso come gli altri non riuscissero ad organizzarsi, non per dire 'ah, sono meglio!' ma perché realmente non capivo. Non vi fare schede dove scrivete ogni cosa filo per segno? A che ora uscite da scuola e cosa dovete fare nel pomeriggio? In che senso tempo libero? In che senso guardi film e quindi non studi?
E niente, fra tante cose che si sono sommate e ora non racconto tutto, arrivo ad essere pienissima e non capire perché. Perché andare a scuola, fare il corso oss nel pomeriggio, essere atleta agonista e stare dietro a tutto quello che ho elencato sembrava ancora poco.
Alla fine andavo sempre a letto entro le 10 (distrutta) ma entro le 10. Quindi potevo fare di più, no?
Arrivo a tagliarmi perché… bho, non so nemmeno io. Solo 2 volte, non come habit, ma la tentazione era sempre lì. Ed era da i 10 anni che pensavo al Ma mai come prima. Si, ero già andata in situazioni pericolose perché avevo deciso, ma mai come prima. E comincia l'università, sono sola, non conosco nessuno e mi sento indietro.
Non sei pronta, non lo sarai mai.
E poi perché, se tanto non vuoi continuare?
Fatto sta che in quel periodo mia mamma si mette con uno, questo dopo un po' la stolkera e altro, e io, super pronta su tutto come sempre, apatica e super razionale, faccio denunciare mia mamma, andiamo al centro violenza e per la prima volta parlo con una psicologa.
Era solo per la violenza. Lei mi ha detto che c'era molto di più dentro di me. Non mi toccava quasi la violenza. Non mi toccava nulla.
Finisco di nascosto con la psicologa del consultorio, e per la prima volta mi rendo conto di tante cose.
Non sono arrabbiata con papà, sono arrabbiata con mamma.
Non voglio , voglio che la situazione non sia più questa.
Non è che voglio solo dormire perché sono depressa, non riesco più a sostenere quel ritmo.
Dovrebbe chiudersi il cerchio in bene ma penso di essere ancora troppo dentro per vedere questo bene. Perché sono arrabbiata. Un sacco.
Ora se mia mamma mi parla reagisco malissimo, proprio come un adolescente, cosa che non ho mai fatto prima, dedita a lei come non so cosa.
Se mi affidano compiti, non li faccio, soprattutto se sono cose che dovrebbero fare loro. Delego a loro quello che dovrebbero fare loro da soli.
Ma mamma se è dura.
La psicologa dice di aspettare, ma non so cosa riesco a fare ancora.
@lluna_