Se mi domando da che cosa si possa giudicare che un problema sia più urgente di un altro, rispondo che lo si può fare dalle azioni che implica. Io non ho veduto alcuno morire per l’argomento ontologico. Galileo, che era in possesso di un’importante verità scientifica, la rinnegò con la più grande facilità, quando, per essa, si trovò in pericolo di vita. In un certo senso fece bene,1 poiché tale verità non valeva il rogo. È cosa profondamente indifferente che sia il globo terrestre che giri intorno al sole o viceversa. Per dirla in breve, è una questione futile. Per contraccambio, vedo che molti muoiono perché reputano che la vita non valga la pena di essere vissuta, e ne vedo altri che si fanno paradossalmente uccidere per le idee o le illusioni che costituiscono per loro una ragione di vivere (ciò che si chiama ragione di vivere è allo stesso tempo un’eccellente ragione di morire). Giudico dunque che quella sul senso della vita è la più urgente delle domande. Come rispondervi? Per tutti i problemi essenziali – intendo con ciò quelli che rischiano di far morire o quelli che moltiplicano la passione di vivere – non vi sono probabilmente che due metodi di pensiero, quello di La Palisse e quello di Don Chisciotte. Soltanto l’equilibrio dell’evidenza e del lirismo può permetterci di accedere nello stesso tempo alla commozione e alla chiarezza. In un argomento tanto umile e, insieme, anche tanto ricco di patetico, la dialettica sapiente e classica deve cedere il posto, s’intende, a un atteggiamento più modesto dello spirito, che proceda contemporaneamente dal buon senso e dalla simpatia.
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18 nov 2025 alle 2:22

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